domenica 20 maggio 2012

Una Crisi Irreversibile?


In questo blog ho parlato spesso di limiti fisici alla crescita economica, di ruolo determinante dell'economia ultra liberista nella catastrofe ambientale che si prospetta.
Ho fatto riferimento a studi di ecologia, fisica e a quella branca che si chiama ecofisica che affronta le relazioni all'interno delle biosfera. Ho spesso semplificato, a volte divagato, ma sempre con l'intento di rendere chiaro quello che accade sull'astronave Terra. Un'astronave con un serbatoio di energia in via di esaurimento e con un equipaggio che fa finta di non accorgersene. Forse sarebbe più corretto dire che il Comandante dell' astronave non vuole avvisare l'equipaggio dei problemi che ci sono. Viviamo tutti in un periodo molto difficile, tutto il mondo occidentale è in difficoltà. L'occidente ha vissuto nella seconda metà del secolo scorso un trentennio di crescita economica straordinario, gli economisti lo definiscono come i 30 ruggenti quegli anni dal 50 alla fine degli anni '70. Un periodo irripetibile basato sui grandi progressi della scienza del cinquantennio precedente, sulla necessità di ricostruire dopo i disastri della II Guerra Mondiale e soprattutto dai grandi interventi di finanziamento a industrie private e pubbliche. L'energia a basso costo e un forte ottimismo nel futuro fecero il resto. Quel periodo è finito, non ci sarà più. E' impossibile pensare di ritrovare una crescita economica in un mercato saturo dove per risolvere il ristagno delle produzioni si è pure inventata l'obsolescenza programmata e la moda. Ora il mercato rimane di sostituzione e anche meno, la ricerca del basso costo, dei profitti più alti, di minori conflitti sindacali, di minori tutele di sicurezza e vincoli ambientali ha portato negli anni a trasferire sempre più produzioni in paesi dove queste condizioni erano presenti. A scapito dell'occupazione dei paesi che dovrebbero essere poi i consumatori di quegli stessi prodotti. L'effetto evidentemente è che sono venute meno le capacità di spesa di quei lavoratori che inizialmente consumavano essi stessi i loro manufatti. Questa miopia del capitale in realtà è l'ammissione che la ricerca del massimo profitto porta solo a crisi che sono dapprima locali e poi globali. La ricerca ossessiva della crescita economica come unico parametro e su questo costruire intere politiche da parte dei paesi occidentali è illusoria.
Oggigiorno pensare di ripetere i 30 ruggenti è assurdo, solo paesi che sono partiti molti anni dopo come Cina, India, Brasile; Sud Africa, Russia possono, potrebbero pensarlo. Hanno una popolazione immensa che si è affacciata al mondo consumistico da pochi anni e nell'ottica liberista sono tutti mercati da sfruttare. Lasciamo ancora da parte per il momento la questione ambientale, quello che si vede è che la Cina, prossima al sorpasso degli Usa nella classifica dei Paesi più ricchi ha ancora margini ampi perché il mercato interno è ancora ristretto. Se avrà risorse aumenterà ancora il suo PIL a valori spaventosi e così l'India. Insieme fanno quasi un terzo dell'umanità!
E l'occidente che fa? Da un lato si arrabatta contraendo i diritti e le protezioni sociali nella speranza di essere competitiva ben sapendo che non sarà possibile e dall'altro ha cambiato le sue priorità senza dirlo alle popolazioni. Il governo mondiale dopo la globalizzazione degli anni '90 ha deciso che non serve più produrre ma commerciare, organizzazioni per il commercio internazionale (hanno ancora una guida occidentale, non dimentichiamolo) hanno tentato i tutti i modi di ridurre gli ostacoli al traffico di merci e di capitali ma da qualche anno è prevalsa la linea della finanza, si commercia in contratti futuri su qualunque genere di prodotto o materia prima, il volume delle transazioni finanziarie ha raggiunto volumi pazzeschi. Notizia di qualche giorno fa che l'ammontare dei derivati vale 14 volte il valore delle borse, come citavai il Sole 24 Ore i soli CDS (Credit Default Swap) pur essendo solo il 4 % hanno valori più grandi dei debiti che dovrebbero assicurare.
La finanza che è sempre e solo speculativa ha un solo obbiettivo il profitto e dunque tutti i capitali che un tempo erano destinati ad investimenti produttivi si sono riversati qui e successivamente si sono concentrati nella mani di sempre meno persone, alcune banche d'affari agiscono per questi oligarchi o direttamente per se stesse. Se per fare soldi coi soldi si devono distruggere economie di paesi interi lo si fa senza tante storie, la crisi dell'Euro e di paesi appartenenti all'area Euro ma con economie più deboli, è sotto gli occhi di tutti. In alcuni casi gli stessi che hanno suggerito i trucchi contabili ai paesi stessi sono quelli che adesso scommettono sul loro crollo, la Grecia ad esempio.
La mancanza totale di etica e morale della finanza la si vede persino nella ostilità a mettere un piccolissimo limite alle loro transazioni, la Tobin Tax era una proposta di tassarle con lo 0,05%.
Del resto illudersi che governi nazionali possano opporsi al potere finanziario è illusorio, possiamo registrare solo pochi casi di liberazione da queste costrizioni, l'Islanda recentemente e l'Argentina.
In questo contesto allora si inseriscono le valutazioni della scienza; la crescita per economie stagnanti basate sul debito come quelle occidentali è una chimera e la crescita tumultuosa degli altri una delle cause della catastrofe climatica ed energetica cui si va incontro.
Il concetto che ripeto da quando scrivo in questo blog: la crescita infinita in un mondo finito è impossibile. Se gli umani fossero esseri razionali come credono di essere comincerebbero ad attrezzarsi per cambiare il loro modo di vivere. Invece queste idee vengono considerate sia da persone di sinistra che di destra come uno sterile esercizio di pazzi ecologisti, di illusi primitivisti che “ci vogliono far tornare alla candela”, di poveri intellettuali da salotto.
Penso ancora che una seria riflessione sull'insostenibilità del nostro modo di vivere (per nostro dico una buona parte di noi esseri umani) sarebbe utile per non schiantarci sul binario morto che stiamo percorrendo a tutta velocità.
Una cosa è la decrescita volontaria e responsabile, che accetta la frugalità, la ricerca del vivere bene con meno, la sobrietà. L'altra è quella imposta, resa obbligatoria per legge o addirittura con la forza, senza nessuna preparazione. Quello che sta in parte accadendo in alcuni paesi Europei se ci pensate bene; in nome dell'austerità, del rigore finanziario si smontano ad uno ad uno diritti alla salute, all'assistenza, allo studio e al lavoro.
wm

martedì 8 maggio 2012

Quale Crisi ci aspetta?

Quale crisi ci aspetta?

In questi giorni sto riflettendo sui comportamenti schizoidi dei tecnocrati che continuano a ripetere che ci vuole la crescita e applicano sistematicamente politiche recessive, che comprimono i consumi che vorrebbero rilanciare. Non so se ne rendono conto, probabilmente no.
Intanto, per chi crede ancora che il voto e le elezioni servano a qualcosa, un po' di subbuglio in Europa c'è stato, anche in Italia, ma state tranquilli non cambierà nulla, solo gli attori. Il potere mondiale, quello vero, è sempre in mano e molto saldamente, a pochi oligarchi e finanzieri.
Quello che però è il punto centrale di questa crisi è come affrontarla. I portatori del pensiero unico ripetono la solita litania della crescita. Sinistra e destra, liberisti keynesiani i primi, ultra liberisti i secondi, sfumature.
Ho espresso in questo contesto più volte la mia idea di economia “altra” basata sul trasferimento dal settore produttivo a quello artigianale di molta forza lavoro, la produzione dovrebbe diminuire modificando il suo imperativo di produrre sempre di più per consumare sempre di più ad un più ragionevole produrre di meno per consumare di meno. Rendere gli oggetti riparabili, recuperabili, riciclabili, favorirebbe infatti un enorme sviluppo (questo si) di attività dedite al recupero e riparazione. Ma ci sarebbero tanti campi dove si ritroverebbe lavoro manuale, in particolare penso all'agricoltura biologica, alla riconversione energetica, al restauro e conservazione di edifici, alle migliorie dell'isolamento termico, alla riparazione di macchinari e oggetti di qualunque tipo.
Ne ho parlato e scritto ma non basta. Che siano uno o cento persone che si prodigano a diffondere queste idee sono sempre un' infinitesima minoranza e sicuramente poco ascoltati.
In questi anni di crisi in cui il dibattito è dominato dagli economisti, raramente ho sentito menzionare l'ambiente eppure questo è essenziale per la sopravvivenza del genere umano, cambiamenti climatici bruschi potrebbero rendere difficile o impossibile l'agricoltura e le conseguenze sono immaginabili.
La prospettiva dunque non è semplice da analizzare e la domanda del titolo che spesso mi pongo è se sarà la crisi energetica (esaurimento fonti fossili) o la crisi climatica a darci la botta. Sinceramente non lo so ma potrebbero anche arrivare insieme.
Da studioso cerco di basarmi su dati oggettivi ma  quando analizziamo migliaia di dati e formuliamo scenari le nostre capacità di previsione diventano ardue, infatti entriamo in campi dove la linearità dei sistemi è quasi assente mentre dominano le dinamiche caotiche, quelle famose che anni fa fecero esclamare la famose frase: un battito d'ali in Brasile provoca un tornado negli Stati Uniti la settimana dopo. Più o meno è così, non la ricordo letteralmente, ma il concetto è questo: gli effetti finali sul sistema sono fortemente influenzati da piccole variazioni dello stato iniziale del sistema stesso. Noi stiamo continuamente perturbando il sistema ed è pertanto normale che gli effetti siano scarsamente prevedibili ma la tendenza è quella, non sappiamo di quanto aumenterà la temperatura media sulla terra tra 30 o 50 anni, dipende dai modelli, ma una cosa è certa, l'aumento ci sarà. Sarà compatibile con la vita, vegetale e animale, lo sconvolgimento che stiamo provocando? Non lo sappiamo, alcune specie si adatteranno altre no. Però sappiamo una cosa: che noi continuiamo a prelevare energia e materie prime dall'ambiente e le restituiamo in gran parte, se non tutto, come rifiuto e entropia.
Va da se che tutto ciò non può continuare all'infinito.
wm

martedì 10 aprile 2012

Siccità

Nonostante in questi giorni ci siano precipitazioni abbondanti e nevicate sui rilievi anche a quote basse, nelle scorse settimane si era scoperta la siccità e dato che ai mezzi di informazione piace l'allarmismo e l'uso dei superlativi ecco che un fenomeno grave diventa argomento da ascensore o da bar.
Sono anni che i climatologi e meteorologi insistono su un aspetto dei cambiamenti climatici in atto: l'estremizzazione dei fenomeni. Molto caldo e molto freddo, siccità e alluvioni.
Un paio di mesi fa l'Italia era investita da un freddo davvero polare, nevicate straordinarie in alcune zone del paese, poi una violenta mutazione dei venti e della circolazione atmosferica ha portato a temperature eccessive per la stagione già da metà febbraio e marzo si è dimostrato come uno dei più caldi da quando si registrano le temperature. E non ha quasi più piovuto.
A parte la Sicilia, le piovosità per il periodo sono al di sotto delle medie del 30, 50 e fino al 70%. In alta montagna, Alpi in particolare, la mancanza di precipitazioni nevose (già minori rispetto alle pianure nell'eccezionale periodo invernale) e le alte temperature hanno ridotto l'apporto ai nevai e ghiacciai che ormai sono in netto declino da molti anni. A poco servono le nevicate degli ultimi giorni purtroppo.
La ragioni del calo delle precipitazioni e della loro concentrazione in brevi intervalli sono in parte note: un eccesso di energia in atmosfera dovute alle emissioni di gas serra, la diminuzione delle superfici boschive e forestali sempre più cementificate, la mutazione delle correnti dominanti nella circolazione atmosferica.
L'eccesso di energia è evidente ormai da molti anni, nonostante i buoni propositi più di facciata che reali, dei vari Protocolli, da Kyoto in avanti, si è assistito ad un aumento vertiginoso delle emissioni, nessuno è disposto a rinunciare ai combustibili fossili e la tendenza non mostra rallentamenti nel breve e medio periodo, anzi nel nostro Paese in questi giorni si sta addirittura pensando a ridurre o addirittura eliminare gli incentivi sulle rinnovabili mentre Nazioni più lungimiranti investono massicciamente, Germania e Danimarca davanti a tutti. Rimanendo in ambito scientifico la presenza di gas serra determina un aumento delle temperature e delle dinamiche evaporative, con ulteriore aumento delle stesse. L'atmosfera dunque diventa più facilmente instabile favorendo quelle particolari conformazioni chiamate celle e supercelle, in alcuni casi diventano autorigeneranti e in questi casi gli effetti sono catastrofici. L'alluvione in Liguria dello scorso autunno ne è un esempio. A fronte di periodi come questi si possono instaurare zone di altissima pressione in quota che respingono tutte le perturbazioni, sono anticicloni particolarmente duraturi e stabili, ben strutturati che riescono a mantenersi per periodi anche molto lunghi. Come quello del mese di marzo sull'Europa centro meridionale che ha fatto pensare di essere in giugno nel nord Italia.
Un contributo importante alla siccità viene poi dalla minore quantità di aria umida da evaporazione e traspirazione per la sempre minore presenza di aree verdi. I boschi e ancor più le foreste, sono importantissimi fattori di regolazione delle precipitazioni, assorbono bene le piogge e restituiscono l'acqua lentamente. Funzionano anche molto bene nella regolazione delle temperature. Le aree di questo tipo sono sempre meno, sostituite da cemento, asfalto, tetti. Accumulatori di calore che restituiscono velocemente nella notte. Le città sono mediamente più calde di 3/4° delle campagne circostanti. Fortunatamente siamo ancora per tre lati bagnati dai mari e ci sono laghi che aiutano a mitigare gli estremi ma non sono più sufficienti a mantenere i livelli di qualche decennio fa.
Ma intanto piove sempre meno in quantità e concentrando gli eventi in tempi molto brevi da un lato impedisce un regolare assorbimento e deflusso in falda e dall'altro creando situazioni estreme e catastrofiche.
Non è la prima volta che piove troppo poco negli ultimi decenni, mi vengono in mente l'estate del 2003 calda e secca oltre misura o l'inverno 1988/1989, ma questi eventi si stanno ripetendo sempre più frequentemente.
La prospettiva è un estate con razionamento di acqua per le campagne e per gli usi privati non alimentari. La nostra agricoltura basata su seminativi ad alta necessità d'acqua irrigua risente in modo particolare di questa situazione ma va anche detto che poco o nulla si è fatto per migliorare le tecniche che sembrano figlie di un'era dell'abbondanza che non c'è più. Ancora oggi vedo irrigazioni per allagamento o pompaggio ad alta pressione invece di impianti a goccia che permetterebbero di risparmiare milioni di metri cubi d'acqua ogni anno.
L'agricoltura ci fa mangiare non dimentichiamolo. Affrontare la penuria idrica diventa ancora più importante per questa ragione, invece si spreca come se l'acqua fosse infinita, aggiungendo agli sprechi dell'industria, degli acquedotti colabrodo dove si perde fino al 60%, i comportamenti irresponsabili di molti i noi che non si rendono conto del valore di questo liquido essenziale per la vita.
wm

lunedì 9 aprile 2012

Limiti

Tutti in un modo o nell'altro riconosciamo che esistono dei limiti, non parlo di limiti di legge per la velocità o i sorpassi. Parlo dei limiti che dobbiamo affrontare nella vita di tutti i giorni, non possiamo mangiare oltre un certo punto e se lo facciamo come minimo ci viene una indigestione, lo stesso accade col bere vino, dapprima gira la testa poi si può anche andare in coma. Non possiamo lavorare 24 ore consecutive senza riposare e non possiamo fare una cosa qualunque come leggere o scrivere senza fermarci mai, a tutto c'è un limite. In natura un albero cresce rapidamente nei primi mesi o anni della propria vita poi rallenta, comincia ad allargare il fusto e i rami ma non cresce più in altezza, limiti dovuti all'impossibilità di vincere la gravità, la linfa sale per capillarità e non nutrirebbe più tutto l'albero. I cuccioli crescono rapidissimi nei primi giorni e settimane di vita a tassi del 5 o 10% del loro peso iniziale ma ad un certo punto arrestano la loro crescita, anche le conchiglie si sviluppano rapidamente nei primi giorni per poi stabilizzarsi . Un predatore sazio rimane indifferente di fronte alla preda, non ha fame e ha raggiunto il suo limite. Gli esempi potrebbero continuare, anzi potreste farne voi stessi e non sareste in grado di trovare nessun esempio di crescita senza limiti. Ne in fisica ne in chimica esistono processi senza limiti, l'entropia massima li fermerebbe prima.
Allora perché si continua a parlare di crescita dell'economia, di crescita sostenibile (un ossimoro) ma pur sempre continua e possibilmente infinita? Senza crescita siamo spacciati... eccetera eccetera.
Perché si vuole annullare il senso del limite che fa parte della (nostra) natura?
wm

domenica 18 marzo 2012

Homo Sapiens e altre Specie

La notizia è di qualche giorno fa, mi ha colpito particolarmente. In quella che ora si chiama Cina esisteva una specie che aveva caratteristiche diverse dai contemporanei Homo Sapiens. Ma il vero fatto è che la data di questi fossili è sorprendentemente vicina: tra i 15 e 11mila anni fa, molto più recente di quanto finora si dava per scontato, ossia che dopo la presunta scomparsa dei Neanderthal  30mila anni fa l'Homo Sapiens era l'unico umano sulla terra.
Per molti antropologi il processo evolutivo della nostra specie sembrava fosse stato abbastanza lineare, le prime tracce dei Sapiens risalgono a 150000 anni fa in Africa Occidentale e la loro diffusione nei millenni successivi in tutto il mondo, superando anche le difficoltà delle glaciazioni che probabilmente portarono quasi alla scomparsa della nostra specie. La scoperta di fossili in varie zone del mondo hanno permesso di datare i vari percorsi di migrazione che fecero quegli antichi umani. Si sa anche che vi furono contatti e probabilmente relazioni con i Neanderthal, addirittura si è scoperto che vi furono anche ibridazioni tra le due specie che comunque fino alla scomparsa di questi ultimi conservarono caratteristiche fisiche diverse, probabilmente i Sapiens erano più agili e meno forti dei Neanderthal. Questi erano robusti e adatti alle condizioni difficili per il clima in Europa e in Asia dove per 1500000 anni furono padroni incontrastati fino alla scomparsa repentina di circa 30000 anni fa, forse per mano dei Sapiens o forse per incapacità di adeguarsi alla concorrenza dei nostri antenati. Aggiungo che la presunta data di ingresso in Europa dei Sapiens è di circa 35000 anni fa. La semplificazione è forse eccessiva ma quello vorrei far notare è che questi ritrovamenti a Longlin e Maludong appartengono ad ominidi che presentano caratteri molto arcaici che parrebbe normale datare molti anni prima. Essendo così giovani questi fossili mettono in crisi gli antropologi e ci pongono di fronte ad un interrogativo, alle soglie della domesticazione di cereali e animali all'incirca 10000 anni fa, esistevano ancora altri ominidi sulla terra che rappresentavano una catena evolutiva diversa. Chissà, forse erano in conflitto oppure avevano relazioni con i Sapiens, ma geneticamente erano due specie diverse.
Perché mi ha colpito questa notizia al di la della mia passione per l'antropologia? Perché mi ha ricordato che l'estinzione di una specie, non è un fatto remoto, lontano da noi e conservato solo in testi e musei frequentati da studiosi e qualche appassionato. Qui stiamo parlando di esseri simili ma non uguali a noi, scomparsi da circa 500 delle nostre generazioni mentre il mondo era ancora immerso o stava per uscire, dall'ultima glaciazione. Questo dovrebbe far riflettere molto sull'aleatorietà della vita sulla terra, sulla possibilità che mutate condizioni (climatiche, alimentari, ecologiche) potrebbero avere sulla sopravvivenza della nostra specie.

wm

giovedì 15 marzo 2012

OGM e Ingegneria Genetica

Se c'è una cosa che detesto è il parlare a vanvera, senza sapere, fare affermazioni stile bar.
Ma se nei bar si può dire tutto e il contrario di tutto, restando nell'ambito della chiacchiera, diverso è quando certe affermazioni vengono fatte da persone con incarichi ufficiali, con posizioni di prestigio, che obbligherebbero a star attenti prima di fare dichiarazioni se non si conosce l'argomento.
Oggi apprendo che un Ministro (il Signor Clini) ha dichiarato in un intervista ad un quotidiano che senza l'ingegneria genetica in Italia non avremmo i Pomidoro San Marzano, la Cipolla di Tropea, il Nero d'Avola e chissà che altro ancora. Prodotti d'eccellenza non dimentichiamolo e ancora di più se coltivati biologicamente aggiungo io.
Produzioni storiche che sono solo e semplicemente, effetto di selezioni e ibridazioni come sin dall'invenzione dell'agricoltura l'umanità ha sempre fatto.
Dalla domesticazione delle graminacee spontanee sono nati tutti i cereali che nutrono il mondo (dovrebbero), dalla domesticazione di piante da frutto che allo stato selvatico lasciano cadere presto i frutti per riprodursi sono state selezionate le varianti che li trattengono più a lungo sulla pianta stessa e così via. Invece passa il messaggio fuorviante che senza l'intervento della genetica tutto questo non esisterebbe. Mi sembra impossibile che si parli così con tanta leggerezza se non con l'idea di convincere la maggioranza degli italiani che gli OGM sono già una realtà e che favorirne l'estensione aiuterebbe la nostra agricoltura.
Dietro c'è un industria che ha speso miliardi di dollari e non si rassegna ai mancati profitti di fronte ad un Europa che si oppone in grande maggioranza a queste coltivazioni.

wm

domenica 11 marzo 2012

Fukushima Un Anno Dopo

Non sto a spiegare cosa è successo un anno fa subito dopo lo tsunami, inutile ricordare la scia di errori e superficialità nell'affrontare un disastro nel disastro, inutile ricordare le bugie per non chiamarle menzogne, di funzionari e responsabili della Tepco in Giappone e di zelanti filo nuclearisti ignoranti in Italia che senza sapere cosa stava accadendo si affrettavano a rassicurare: - vedete, un terremoto di quell'intensità e la centrale è ancora in piedi e in sicurezza! -. Erano giornalisti che magari si occupano di economia, politici interessati, sottosegretari sullo stile del tunnel dei neutrini da Ginevra al Gran Sasso, che di fronte ad una catastrofe si prodigavano in spiegazioni e deduzioni, rassicurazioni e affermazioni, sul programma nucleare italiano che andava avanti, comunque. Quell'idiota giapponese che mangiava l'insalata in diretta tv e si è beccato la leucemia. Quasi 20000 morti per il terremoto e chissà quanti nei prossimi anni per malattie legate all'irraggiamento radioattivo, non lo sapremo mai, lo nasconderanno, l'industria nucleare non ama la verità sui pericoli che rappresenta.
I risultati li abbiamo visti, questo blog sin dai primi giorni ha seguito la vicenda informando e contro informando, registrando picchi di visite sull'argomento che non si sono più ripetuti.
Mi sono sempre basato su dati ufficiali, analizzati senza mediazioni, anche quando mi sembravano contraddittori e con omissioni difficilmente imputabili alla buona fede. Altre organizzazioni, enti i ricerca, privati cittadini, hanno fornito ipotesi partendo da analisi indipendenti cui non potevo avere accesso ma sin dall'inizio mi è parso chiaro e l'ho scritto, che il nocciolo del famigerato reattore numero 3 stava fondendo e avevo ragione
Ma ora la situazione come è?
Nell'area di 20 Km2 di raggio intorno alla centrale (oltre 1200 Km2) il picco di radioattività misurato attualmente è di 89,9 mSv/h, circa 90 radiografie di bassa intensità, un valore che non consente la vita, l'area è evacuata.
I rapporti ufficiali continuano a parlare di radionuclidi come se esistesse solo il Cesio134 e Cesio137 , trascurando un altro radionuclide sicuramente presente, lo Stronzio90. I livelli accertati ufficialmente sono comunque al di sotto dei 20 Bq/m3 per il Cs134 e 30 Bq/m3 per il Cs137, soglia considerata come limite. Per coloro che vivono nelle vicinanze: 10000 madri cui viene controllato il latte, 360000 ragazzi di età inferiore ai 18 anni cui verrà monitorata la Tiroide per tutta la loro vita, ad altri (25000) nati da madri che vivevano nella zona il monitoraggio avverrà fino a 13 anni di età.
Nella prefettura di Fukushima vivono 2 milioni di persone e si afferma che il 40% di costoro avrebbe ricevuto radiazioni inferiori a 1 mSv/anno. Un' affermazione forte che mi sembra discutibile.
Sono consentite attività agricole (riso) in aree dove lo scorso anno sono state rivelati contaminanti da 100 a 500 Bq a patto che le autorità facciano analisi sui raccolti, anche qui si analizza solo la presenza di Cesio radioattivo e si pensa forse di escluderne la presenza dopo un anno (il tempo di dimezzamento è 30 anni circa).
Terreni, fiumi, sabbie e fanghi sono altamente contaminati nell'area considerata e dovrà essere continuamente monitorata.
Persino la legna da ardere e da costruzione, utilizzata e utilizzabile presenta livelli preoccupanti di radioattività, bisognerà provvedere allo smaltimento controllato (come? parlano di inceneritori ma non trovano luoghi adatti alla loro costruzione)
Piante e fiori contaminati in ampie zone.
Acque costiere esaminate con presenza di nuclidi radioattivi di Cesio, Tellurio, Niobio, Argento (sarei curioso di sapere da dove arriva in una reazione nucleare ma forse non conosco abbastanza l'argomento), Stronzio. Stupisce la mancanza di Plutonio trovato nei primi tempi nelle vicinanze della centrale.
Presenza di contaminanti come il Cesio nella fauna marina. Altri radionuclidi non li hanno cercati evidentemente.
Le precauzioni sono imponenti ma tutte tendenti a minimizzare gli effetti (non belli) che invece ci saranno per le future generazioni mentre l'area sarà esclusa dalla vita residenziale per sempre.
L'energia nucleare rappresenta ancora una importante pericolosità perché gli impianti attivi nel mondo sono troppi, per molti paesi l'abbandono rappresenterebbe una crisi energetica gravissima.
Pur se la produzione elettrica mondiale nucleare è percentualmente bassa , meno del 14%, i costi di smantellamento saranno pazzeschi e probabilmente questi simulacri dell'era nucleare resteranno li per sempre guardati a vista anche dopo la fine attività.
Del problema energetico abbiamo parlato in vari articoli così come dei rischi dell'impiego dell'energia nucleare, non mi ripeto e consiglio a chi volesse approfondire di rileggere i vecchi post.
Rimane l'amarezza di vedere che la frenesia militare da cui si è sviluppata l'industria nucleare per produrre Plutonio per usi bellici ha fatto quasi più danni con l'uso pacifico che con quello militare. Una follia che se avremo dei pronipoti in grado di ricordare mi chiedo come giudicheranno, non certo bene.
Gli appelli della scienza a cambiare modello di sviluppo, a farlo in fretta finché siamo ancora in tempo ammesso che lo siamo davvero in tempo, cadono nell'oblio. Lo spread, il PIL, la crescita dell'economia, infinita naturalmente, non ammettono deroghe e distrazioni.
Men che meno sentimentalismi da amanti dell'ambiente. Avanti tutta, fino allo schianto finale.
wm

PS Per chi volesse qualche dettaglio più tecnico e non avesse letto i vecchi post, buona parte delle analisi le ho fatte con i titoli Fukushima Aggiornamenti e con numeri progressivi, nell'elenco dei post li trovate facilmente.