In questo blog ho parlato
spesso di limiti fisici alla crescita economica, di ruolo
determinante dell'economia ultra liberista nella catastrofe
ambientale che si prospetta.
Ho fatto riferimento a
studi di ecologia, fisica e a quella branca che si chiama ecofisica
che affronta le relazioni all'interno delle biosfera. Ho spesso
semplificato, a volte divagato, ma sempre con l'intento di rendere
chiaro quello che accade sull'astronave Terra. Un'astronave con un
serbatoio di energia in via di esaurimento e con un equipaggio che fa
finta di non accorgersene. Forse sarebbe più corretto dire che il
Comandante dell' astronave non vuole avvisare l'equipaggio dei
problemi che ci sono. Viviamo tutti in un periodo molto difficile,
tutto il mondo occidentale è in difficoltà. L'occidente ha vissuto
nella seconda metà del secolo scorso un trentennio di crescita
economica straordinario, gli economisti lo definiscono come i 30
ruggenti quegli anni dal 50 alla fine degli anni '70. Un periodo
irripetibile basato sui grandi progressi della scienza del
cinquantennio precedente, sulla necessità di ricostruire dopo i
disastri della II Guerra Mondiale e soprattutto dai grandi interventi
di finanziamento a industrie private e pubbliche. L'energia a basso
costo e un forte ottimismo nel futuro fecero il resto. Quel periodo è
finito, non ci sarà più. E' impossibile pensare di ritrovare una
crescita economica in un mercato saturo dove per risolvere il
ristagno delle produzioni si è pure inventata l'obsolescenza
programmata e la moda. Ora il mercato rimane di sostituzione e anche
meno, la ricerca del basso costo, dei profitti più alti, di minori
conflitti sindacali, di minori tutele di sicurezza e vincoli
ambientali ha portato negli anni a trasferire sempre più produzioni
in paesi dove queste condizioni erano presenti. A scapito
dell'occupazione dei paesi che dovrebbero essere poi i consumatori di
quegli stessi prodotti. L'effetto evidentemente è che sono venute
meno le capacità di spesa di quei lavoratori che inizialmente
consumavano essi stessi i loro manufatti. Questa miopia del capitale
in realtà è l'ammissione che la ricerca del massimo profitto porta
solo a crisi che sono dapprima locali e poi globali. La ricerca
ossessiva della crescita economica come unico parametro e su questo
costruire intere politiche da parte dei paesi occidentali è
illusoria.
Oggigiorno pensare di
ripetere i 30 ruggenti è assurdo, solo paesi che sono partiti molti
anni dopo come Cina, India, Brasile; Sud Africa, Russia possono,
potrebbero pensarlo. Hanno una popolazione immensa che si è
affacciata al mondo consumistico da pochi anni e nell'ottica
liberista sono tutti mercati da sfruttare. Lasciamo ancora da parte
per il momento la questione ambientale, quello che si vede è che la
Cina, prossima al sorpasso degli Usa nella classifica dei Paesi più
ricchi ha ancora margini ampi perché il mercato interno è ancora
ristretto. Se avrà risorse aumenterà ancora il suo PIL a valori
spaventosi e così l'India. Insieme fanno quasi un terzo
dell'umanità!
E l'occidente che fa? Da
un lato si arrabatta contraendo i diritti e le protezioni sociali
nella speranza di essere competitiva ben sapendo che non sarà
possibile e dall'altro ha cambiato le sue priorità senza dirlo alle
popolazioni. Il governo mondiale dopo la globalizzazione degli anni
'90 ha deciso che non serve più produrre ma commerciare,
organizzazioni per il commercio internazionale (hanno ancora una
guida occidentale, non dimentichiamolo) hanno tentato i tutti i modi
di ridurre gli ostacoli al traffico di merci e di capitali ma da
qualche anno è prevalsa la linea della finanza, si commercia in
contratti futuri su qualunque genere di prodotto o materia prima, il
volume delle transazioni finanziarie ha raggiunto volumi pazzeschi.
Notizia di qualche giorno fa che l'ammontare dei derivati vale 14
volte il valore delle borse, come citavai il Sole 24 Ore i soli CDS
(Credit Default Swap) pur essendo solo il 4 % hanno valori più
grandi dei debiti che dovrebbero assicurare.
La finanza che è sempre
e solo speculativa ha un solo obbiettivo il profitto e dunque tutti i
capitali che un tempo erano destinati ad investimenti produttivi si
sono riversati qui e successivamente si sono concentrati nella mani
di sempre meno persone, alcune banche d'affari agiscono per questi
oligarchi o direttamente per se stesse. Se per fare soldi coi soldi
si devono distruggere economie di paesi interi lo si fa senza tante
storie, la crisi dell'Euro e di paesi appartenenti all'area Euro ma
con economie più deboli, è sotto gli occhi di tutti. In alcuni
casi gli stessi che hanno suggerito i trucchi contabili ai paesi
stessi sono quelli che adesso scommettono sul loro crollo, la Grecia
ad esempio.
La mancanza totale di
etica e morale della finanza la si vede persino nella ostilità a
mettere un piccolissimo limite alle loro transazioni, la Tobin Tax
era una proposta di tassarle con lo 0,05%.
Del resto illudersi che
governi nazionali possano opporsi al potere finanziario è illusorio,
possiamo registrare solo pochi casi di liberazione da queste
costrizioni, l'Islanda recentemente e l'Argentina.
In questo contesto allora
si inseriscono le valutazioni della scienza; la crescita per economie
stagnanti basate sul debito come quelle occidentali è una chimera e
la crescita tumultuosa degli altri una delle cause della catastrofe
climatica ed energetica cui si va incontro.
Il concetto che ripeto da
quando scrivo in questo blog: la crescita infinita in un mondo finito
è impossibile. Se gli umani fossero esseri razionali come credono di
essere comincerebbero ad attrezzarsi per cambiare il loro modo di
vivere. Invece queste idee vengono considerate sia da persone di
sinistra che di destra come uno sterile esercizio di pazzi
ecologisti, di illusi primitivisti che “ci vogliono far tornare
alla candela”, di poveri intellettuali da salotto.
Penso ancora che una
seria riflessione sull'insostenibilità del nostro modo di vivere
(per nostro dico una buona parte di noi esseri umani) sarebbe utile
per non schiantarci sul binario morto che stiamo percorrendo a tutta
velocità.
Una cosa è la decrescita
volontaria e responsabile, che accetta la frugalità, la ricerca del
vivere bene con meno, la sobrietà. L'altra è quella imposta, resa
obbligatoria per legge o addirittura con la forza, senza nessuna
preparazione. Quello che sta in parte accadendo in alcuni paesi
Europei se ci pensate bene; in nome dell'austerità, del rigore
finanziario si smontano ad uno ad uno diritti alla salute,
all'assistenza, allo studio e al lavoro.
wm